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Carlo Galetti

Carlo Galetti è stato un campione del ciclismo italiano negli anni eroici, all’inizio del Novecento, quando le strade non conoscevano l’asfalto e le corse partivano alla luce delle fiaccole. Dovette cogliere molte vittorie prima che il pubblico e la stampa ne celebrassero le qualità: in corsa non compiva fughe mirabolanti, ma dosava le energie e dopo l’arrivo era prudente nelle dichiarazioni e non diceva spiritosaggini. Non era, insomma, un personaggio. Era un campione di sostanza, pratico nelle corse come nella vita, che si guadagnò la vita per anni facendo il tipografo prima di proporsi come l’imprenditore.

Ebbe l’appellativo di “scoiattolo dei Navigli”, perché era nato e cresciuto nella periferia milanese solcata da quei canali e per l’agilità con cui affrontava le salite. Era di bassa statura, forte e furbo, tenace come pochi e mai domo: un campione di valore assoluto nel ciclismo dei pionieri, sovente vincitore a spese di altri leggendari suoi contemporanei come Luigi Ganna, Giovanni Gerbi, Giovanni Rossignoli, Eberardo Pavesi, Lucien Petit Breton. Non vinse per caso o per fortuna tre Giri d’Italia in quegli anni eroici.

E la sua tenacia è ben testimoniata da un record tutto suo: volle correre ancora una Milano-Sanremo, quella del 1930, alla bella età di quarantotto anni e la portò a termine, sia pure un’ora dopo il vincitore (ma un’ora prima dell’ultimo arrivato). E ripeté l’impresa l’anno dopo, a quarantanove anni.

Carlo Galetti in bici
Carlo Galetti in bici